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Focus su Mario Camerini

Classe 1895, romano d’origine, Mario Camerini inizia a lavorare nel cinema nel 1913 come sceneggiatore, esordendo dietro la macchina da presa con Jolly, clown da circo (1923) e diventando fin da subito “il grande confessore della piccola borghesia italiana addormentata sotto il ventennio”, come lo ha acutamente definito Carlo Lizzani nella sua Storia del cinema italiano. Nell’epoca del muto si conquista l’attenzione di pubblico e critica con una serie di drammi di grande realismo quali Kiff Tebbi (1928) e Rotaie (1929) con Guido Celano, ma è con l’avvento del sonoro che Camerini definisce il suo stile cimentandosi in commedie leggere in bilico tra dramma e comicità, mantenendo sempre una particolare attenzione nei confronti del mondo popolare e piccolo borghese.

Nel 1932 dirige il giovanissimo Vittorio De Sica ne Gli uomini, che mascalzoni, dando il via a quella che è stata definita la “pentalogia piccolo – borghese”, di cui fanno parte Darò un milione, Il signor Max, Ma non è una cosa seria e I Grandi Magazzini, tutti con Vittorio de Sica e Assia Norris, l’attrice di origine russa che diventerà sua moglie.

Negli anni successivi Camerini si divide tra pellicole tratte da opere letterarie (I promessi sposi, 1941 e La figlia del capitano da Puskin, 1947), grandi produzioni con attori di rilievo del cinema americano, come Ulisse, di cui è protagonista Kirk Douglas,  tentativi di incursione nel neorealismo quali Una storia d’amore, (1942) Due lettere anonime (1945) e Il brigante Musolino (1950), commedie leggere ( come Vacanze ad Ischia,1957 e Primo amore 1958, Via Margutta, 1963) , uno dei primi film sul calcio, Gli eroi della domenica (1953) e film d’avventura (Il mistero del tempio indiano, 1963). Nei primi anni ’70 conclude la sua attività  nel mondo del cinema dirigendo un episodio di Don Camillo dopo la scomparsa di Fernandel, Don Camillo ed i giovani d’oggi, con Gastone Moschin.

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