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La guerra del Tiburtino III: l’opera provocatoria di Luna Gualano

Arriva in streaming e DVD grazie a Fandango La guerra del Tiburtino III, l’ultimo film della regista italiana Luna Gualano, conosciuta per il suo approccio audace e realistico al cinema e già regista di Go home – A casa loro. Presentato in anteprima alla 18ª Festa del Cinema di Roma, il film esplora le tensioni sociali e i conflitti umani in uno dei quartieri più complessi e affascinanti di Roma. Con un cast di attori emergenti e una narrazione cruda e coinvolgente, Gualano offre uno spaccato intenso e autentico della vita nelle periferie urbane.

Il film è ambientato nel quartiere romano di Tiburtino III e segue le vicende di un gruppo di residenti che lottano per sopravvivere in un contesto segnato da povertà, violenza e marginalizzazione. Al centro della storia ci sono tre personaggi principali: Marco, interpretato da Giacomo Ferrara, un giovane disoccupato che cerca disperatamente di trovare una via d’uscita; Sara, interpretata da Daphne Scoccia, una madre single che combatte per proteggere il futuro di suo figlio; e Leo, interpretato da Andrea Lattanzi, un ex detenuto che cerca di ricostruirsi una vita lontano dal crimine.

La narrazione intreccia le loro storie personali con le dinamiche di quartiere, evidenziando le tensioni tra vecchi e nuovi abitanti, tra chi cerca di cambiare e chi è bloccato in una spirale di degrado e disperazione. Le loro vicende si svolgono sullo sfondo di un conflitto crescente, che culmina in un atto di resistenza comunitaria contro le forze dell’ordine e le istituzioni che sembrano averli abbandonati.

Dalle parole della regista Luna Gualano:

La Guerra del Tiburtino III nasce da una commistione di generi, nello specifico lo sci-fi dalle tinte cupe e la commedia, mescolando due chiavi narrative solo apparentemente distanti tra loro: quella del tipicamente sci-fi e quella della comedy. L’impianto narrativo del film si basa su due filoni cinematografici ampiamente collaudati, come quello “dell’infiltrazione aliena” (come, ad esempio, lo stranoto “L’invasione degli ultracorpi”, “Essi Vivono” di John Carpenter o, per avvicinarci un po’ di più ai nostri giorni, la serie tv/cult americana BrainDead) e quello che potremmo definire della commedia “politicamente scorretta”. Lo stile registico prende quindi spunto proprio dal dialogo fra questi generi.”

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