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Confessions – Il volto terribile del male nell’età dell’innocenza

Distribuito da Tucker Film e premiato al Far East Film Festival di Udine nel 2010, Confessions Nakashima Tetsuya è la favola nera di una vendetta architettata con la lucidità che solo la rassegnazione disperata può guidare. Il film tocca molti nervi scoperti della nostra società contemporanea, e lo fa senza sconti o facili pietismi, oltre ad essere  confezionato con un talento visivo che sfiora la perfezione.

L’insegnante Yuko Moriguchi (Takako Matsu) è la spietata e fredda dark lady protagonista di Confessions, ambientato in una scuola superiore: il film inizia con il suo discorso d’addio, il giorno in cui annuncia alla classe che ha deciso di lasciare il suo ruolo, anche in seguito alla morte della sua unica figlia, annegata nella piscina di quella stessa scuola secondo quello che, per la polizia, è stato solo un incidente.

Ma Yuko non ha mai creduto a questa tesi, perché sa bene come vanno le cose in quella che all’apparenza potrebbe sembrare una tranquilla scuola come le altre. Improvvisandosi detective, la donna scopre che i responsabili indiretti della morte della figlia sono due suoi studenti, e che il lutto che è stata costretta a vivere non è che la conseguenza estrema dei continui atti di bullismo e prepotenza continuamente sotto ai suoi occhi di insegnante. Ora che ha deciso di non lottare più per richiamare la loro attenzione e il loro impegno, Yuko può dedicarsi solo al silenzioso e sottile gioco al massacro della vendetta, abbandonando la classe non prima di aver contaminato le confezioni di latte che la scuola distribuisce con del sangue infetto da HIV.

Soffuso di un’atmosfera sospesa e vagamente poetica, Confessions è un thriller nero che riporta l’attenzione su un tema di cui si parla sempre più spesso anche per motivi di cronaca, purtroppo: il bullismo, il circolo vizioso di meccanismi sado-masochisti che si innescano all’interno di istituzioni come quella scolastica, amplificati nell’epoca del 2.0 anche dai social network e dalle loro varie propaggini, e che spingono giovani l’uno contro l’altro in nome della competizione, dell’insicurezza, della necessità di essere come gli altri vogliono che uno sia.

Il disagio che si può creare all’interno dell’istituzione giovanile per eccellenza, e cioè la scuola, è stato più volte raccontato al cinema, ed il genere Horror, che in parte coinvolge anche Confessions, ne ha fatto dei film di grande impatto. Basti pensare a Carrie, lo sguardo di Satana, di Brian De Palma (1976) tratto dal romanzo di Stephen King, ma anche un film meno conosciuto come Jolly Killer di George Dugdale (1986), che vede un gruppo di ragazzini architettare uno scherzo orribile nell’aula di chimica all’imbranato Marty, salvo poi pagarne le conseguenze anni dopo per mano di un misterioso Killer vestito da Jolly….

Se un film come Schegge di follia di Michael Lehmann (1989) affronta il tema della perversione dei rapporti che si possono creare all’interno di  una scuola scegliendo il genere della commedia grottesca in chiave femminile, più recentemente il film di Gus Van Sant Elephant (vincitore della Palma d’Oro a Cannes nel 2003)  ha mostrato l’esplosione del disagio in una scuola americana ispirandosi liberamente al massacro della Columbine High School con toni quasi documentaristici e una lucidità fredda tipica di un thriller, mentre la commedia di Valerio Zanoli All you can dream ha preso spunto dal mondo dei talent show per parlare, tra le altre cose,  del rapporto tra bullismo e obesità infantile.

Adlilà dei generi e delle commistioni tematiche, la scuola rimane il fulcro della discussione quando si parla di disagio giovanile, e in particolare la stretta burocrazia molto spesso ammuffita contro la quale il mondo degli insegnanti si trova a combattere o più facilmente si rassegna a soccombere. Due film che mostrano diversi punti di vista sono La classe di Laurent Cantet, dove un professore anticonformista vuole coinvolgere totalmente i suoi studenti e si scontra contro le istituzioni e la  commedia di Giuseppe Piccioni Il rosso e il blu, che restituisce un quadro fedele di quello che è la scuola oggi in Italia, tra precarietà, rassegnazione, mancanza di mezzi e spaesamento di valori.

A trattare questo tema con grandissima efficacia sono anche In un mondo migliore (il titolo originale in danese significa “Vendetta”), di Susanne Bier (Vincitore dell’Oscar e del Golden Globe come Miglior Film Straniero nel 2011), che narra la storia dei giovani Christian ed Elias, alleati contro i bulli della loro scuola, al centro di un incrocio a cascata di responsabilità e colpe che li porteranno ad architettare un piano che avrà conseguenze molto grosse, mentre i genitori assistono quasi come vittime indifese,  e Hesher è stato qui, dove il piccolo si difende dalle angherie che è costretto a subire grazie all’intervento di un metallaro molto più grande di lui dai metodi meno ortodossi…

Il film di Nakamura, ispirato all’omonimo  romanzo di Kanae Minato  (la frase d’apertura del libro è “Il volto terribile del male nell’età dell’innocenza”) parte da questi temi scottanti correlati alla cronaca del  Giappone contemporaneo, dove il bullismo sta raggiungendo dei livelli allarmanti, per approdare ad una dimensione che trascende la realtà dove ricordo, colpa, innocenza e desiderio di vendetta si fondono e confondono: il risultato è un film suggestivo, che un maestro come Michael Mann ha definito: «un capolavoro inquietante e assoluto».

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