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Damiano Damiani: tra impegno civile e cinema di genere

Nato a Pasiano (Pordenone) il 23 luglio 1922, Damiano Damiani debutta al cinema dimostrando di aver raccolto l’eredità del neorealismo nella forte spinta civile delle sue pellicole (grazie anche alla sua iniziale collaborazione con Cesare Zavattini) ma prediligendo fin da subito la struttura narrativa tipica del miglior cinema Hollywoodiano (in particolare Howard Hawks e John Ford).

Damiani approda al cinema dalla pittura, e dopo brevi incursioni nei ruoli di scenografo, sceneggiatore, documentarista e aiuto-regista. L’esordio nel lungometraggio avviene nel 1960 con Il rossetto, uno psicodramma poliziesco ambientato nell’Italia del dopoguerra. Del  1962 è l’adattamento dal romanzo di Elsa Morante L’isola d’Arturo, subito dopo Damiani dirige La noia, tratto dal romanzo di Alberto Moravia, con Catherine Spaak e Horst Buchholtz.

Specialista nel percorrere generi diversi ed ibridarli tra loro, Damiani si cimenta con il western di denuncia sociale in Quien Sabe? (1966) con Gian Maria Volontè, torna poi ad affrontare il tema della mafia nel 1970 dirigendo Ornella Muti al suo esordio cinematografico, La moglie più bella, un dolente dramma familiare ispirato ad un fatto di cronaca realmente accaduto; nel 1971 dirige un film di denuncia contro la corruzione all’interno delle carceri italiane (L’istruttoria è chiusa: dimentichi), mentre in Perché si uccide un magistrato (1974) Un uomo in ginocchio (1978) e L’avvertimento (1980), invece, si concentra ancora su un tema a lui caro: l’ eterno conflitto tra mafia e società civile.

Nel 1984 Damiani dirige lo sceneggiato televisivo di enorme successo La piovra, dove Michele Placido interpreta Il commissario Cattani, impegnato in una strenua lotta contro la corruzione mafiosa. Lo stesso Placido interpreterà invece uno spietato killer deciso a trascinare nella malavita anche il fratello in Pizza Connection (1985).

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