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Anime nere

Il progetto di Anime nere è stato per Francesco Munzi (già autore di Saimir e Il resto della notte) un vero e proprio innamoramento con i tratti dell’ossessione creativa: il regista racconta che si stava occupando di un altro script, quando si è imbattuto nel romanzo di Giorgio Criaco (pubblicato dalla casa editrice Rubettino nel 2008). Dopo aver letto il libro, farne un film  è diventato un imperativo, e Munzi è partito immediatamente per la Calabria, alla ricerca di comparse e location. Ma addentrarsi in un territorio così sconosciuto ed ostile non è stato per niente facile: il centro nevralgico della storia, Africo, provincia di Reggio Calabria, di fronte il mare e alle spalle l’Aspromonte , compone insieme a Platì e San Luca una specie di triangolo delle Bermuda del crimine, e l’atteggiamento delle persone del luogo nei confronti del regista che proponeva di collaborare ad un un’opera sulla n’drangheta è stato inizialmente di rifiuto e chiusura.  Munzi ha capito che da solo non avrebbe potuto farcela, e ha chiesto l’aiuto a Criaco, che in quei territori ci è nato:

“Quando raccontavo che avrei voluto girare lì, tutti mi dissuadevano dal farlo: troppo difficile la materia, troppo inaccessibile il posto, troppo pericoloso. Era un film impossibile. Ho chiesto allo scrittore di Anime Nere, da cui il film è liberamente tratto, Gioacchino Criaco, di aiutarmi. Sono arrivato in Calabria carico di pregiudizi e paure. Ho scoperto una realtà molto complessa e variegata. Ho visto la diffidenza trasformarsi in curiosità e le case aprirsi a noi. Ho mescolato i miei attori con gli africesi, che hanno recitato, lavorato con la troupe. Senza di loro questo film sarebbe stato più povero.”

Il lavoro di Munzi, anche sceneggiatore del film, è stato soprattutto un lavoro sui personaggi: racconta di essere partito da Africo, dalla n’drangheta, dalla situazione italiana, per isolarsi e rimanere solo con le psicologie dei personaggi di cui doveva raccontare la storia, questi tre fratelli ( tre amici nel libro di Criaco), molto diversi da loro (Luigi, un trafficante internazionale di droga, Rocco, un imprenditore trapiantato a Milano, ed un modesto allevatore di capre ad Africo, Luciano) coinvolti nuovamente in un meccanismo perverso di faida e vendetta dal gesto irresponsabile di Leo, figlio di  Luciano, adolescente ribelle alla ricerca di una propria identità.

Il risultato è un film di grande impatto, dove lo sguardo si attesta, però, in posizione neutra, e lo stile appare insieme efficace e rigoroso, tanto da averlo fatto paragonare da alcuni ai film di Abel Ferrara, in particolare a Fratelli. Lontano anni luci dai toni della commedia di un film disincantato come Aspromonte di Hedy Krissane,  Anime nere è un film che parla di n’drangheta, ma anche, più in generale, di noi, di un Italia ancora irta di contraddizioni e nodi irrisolti. “Africo ha avuto una storia di criminalità molto dura che però può aiutare a comprendere tante cose del nostro paese. Da Africo si può vedere meglio l’Italia.

Vincitore al al BIF&st 2015 (Miglior Regia, Miglior Produttore Luigi Musini, Miglior Montatore Cristiano Travaglioli) Anime nere  è stato presentato alla Mostra Internazionale del Festival di Venezia 2014 ( dove ha vinto il Premio “Pasinetti” Migliore Film, il Premio “Schermi di Qualità – Carlo Mazzacurati”, il  Premio Akai e il Premio Fondazione Mimmo Rotella).

L’edizione DVD  è accompagnata nei contenuti speciali dal Backstage, da Interviste al cast e dallo speciale Anime nere alla Mostra del Cinema di Venezia.

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