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Vanessa Redgrave: oltre lo sguardo di Antonioni e Petri

Figlia d’arte da parte di nonno e genitori, Vanessa Redgrave ha iniziato a calcare le scene giovanissima, approdando al cinema con Morgan matto da legare (1966) di Karol Reisz, che le valse subito il premio come Miglior attrice al Festival di Cannes. A portarla alla ribalta internazionale è stato Michelangelo Antonioni in Blow-Up (1966): da allora ha collezionato un successo dopo l’altro, recitando in opere come I seicento di Balaklava di Tony Richardson e Un tranquillo posto di campagna (1968) di Elio Petri, dove recita al fianco di Franco Nero in un sofisticato thriller psicologico sulle ossessioni artistiche e il delirio.

Sempre nel 1968 vince nuovamente a Cannes e ottiene la nomination agli Oscar per Isadora di Karol Reisz. L’ambita statuetta arriva poi nel 1977 con Giulia di Fred Zinnemann. La sua carriera l’ha vista spaziare tra i generi, lavorando ancora in Italia nel 1983, quando interpreta la regina Elisabetta in Sing Sing di Sergio Corbucci.

Successivamente ha preso parte a film come Prick up – L’importanza di essere Joe di Stephen Frears, Diceria dell’untore di Beppe Cino e Casa Howard di James Ivory, per il quale è stata nuovamente nominata all’Oscar nel 1993.

In anni più recenti l’abbiamo vista in Una canzone per Marion e nell’intrigante Il segreto di Jim Sheridan, ma anche in opere come Georgetown (2019), il debutto alla regia di Christoph Waltz dove interpreta la carismatica Elsa Brecht, e nel poetico Peter, Wendy e le ragazze perdute (2022), rivisitazione della fiaba di Peter Pan.

Vanessa Redgrave si è cimentata anche dietro la macchina da presa con Il dolore del mare – Sea sorrow. Da sempre impegnata politicamente, l’attrice firma un documentario necessario sui migranti che cercano asilo in Europa. Avvalendosi del supporto del marito Franco Nero e della partecipazione di interpreti come Ralph Fiennes ed Emma Thompson, la Redgrave costruisce una poetica riflessione su una delle più grandi tragedie della nostra epoca.

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